L’orizzonte degli eventi

L’orizzonte degli eventi è un disco che ho scritto nel tentativo di mediare tra un certo tipo di sonorità “anglofona” e la lingua italiana. Una ricerca di significati per quanto riguarda i testi; per quanto riguarda le musiche, è stato un attingere a piene mani dal mio “archivio” sonoro.

L’orizzonte degli eventi, oltre a indicare la soglia di un buco nero, rappresenta il perimetro del piccolo giardino – il nostro vissuto – che offre parziali soluzioni alle molte contraddizioni della vita. È un salvagente. Più è stretto, più ci sentiamo al sicuro. Più lo allarghiamo, più ricco è il significato dell’esperienza. Per farlo, a volte, è bene provare anche le cose che a prima “vista” non ci piacciono.

Qui di seguito qualche traccia. Buon ascolto.

 

LA FANCIULLA DEL MIELE

(Alessio Velliscig: voce; Matteo: chitarra; Marzio Tomada: basso; Alessandro Scolz: tastiere; Emanuel Donadelli: batteria)

come il sole che riverbera in cristalli

come un arco che si tende per colpire

come un sogno che ritorna sulle orme del passato

una rosa destinata a rifiorire

l’imperatore attende, il suo morbido piacere

le ombre che si accalcano alle spalle della notte

sono ombre che sussurrano di te

come un incubo ti specchi in fondo al cuore

uno spirito silente senza altare

come il bianco della neve che si tinge del colore

della preda la cui libertà è virtù

sei spirito feroce, sensuale, pallido e mortale

perfida e sottile come un fuoco evanescente

quella fiamma che mi porterà da te

Mai sincera, ma forse non conosci la verità

come un’onda che si infrange sulla pietra

come sillaba che inciampa le parole

come un liquido esiziale che mi dona la sapienza

la spirale che mi porta sempre a te

sei timida nel sole, sei maga all’imbrunire

ricami sortilegi per nasconderti alla vista

poi mi chiami e corro subito da te

Sei sincera, e forse la menzogna è verità

la verità è che un’ape non ha un cuore

ma un liquore dolce che ubriaca la realtà

il sacro nutrimento che frantuma le catene

e ti consegna ad una nuova libertà

sei spirito vorace, sei un animo innocente

ti pongo la domanda con un timido “ma è vero?”

la risposta è sempre il solito “chissà!”

Sei sincera, e so che non mi piace la verità

*

L’ORIZZONTE DEGLI EVENTI

(Matteo: chitarra e voce; Marzio Tomada: basso; Alessandro Scolz: tastiere; Emanuel Donadelli: batteria)

*

MATRIMONIO TRA CIELO E TERRA

(Alessio Velliscig: voce; Matteo: chitarra; Marzio Tomada: basso; Alessandro Scolz: tastiere; Emanuel Donadelli: batteria)

l’immagine è lontana ormai

un letto, e il ricordo di un mattino

i tuoi occhi inquieti alla ricerca di un perchè

ma tu sai, tu certo saprai

non c’è mai un perchè

è l’amore che ci scopre e ci contiene

una forza che unisce e che sostiene

quando il ventre della terra nella notte chiamerà

varcheremo le soglie del tempo

insieme

qui nel vuoto affamato di silenzio

le parole si rincorrono ma invano

nella tenebra di pietra una luce apparirà

testimoni dell’incontro tra inconscio e realtà

si sciolgono le sfere

la vertigine è un senso di abbandono

ciò che è volo è in alto e ciò che è in alto scenderà

come un sogno

o incerta realtà

riemersi nella prosa del mondo

la poesia del giorno si rinnova ad ogni ora

quel legame eterno tra la terra e il cielo

è un mistero

che è dentro di te

è il tuo perchè

*

LA PACE DEL MIO CUORE

(Alessio Velliscig: voce; Matteo: chitarra; Marzio Tomada: basso; Alessandro Scolz: tastiere; Emanuel Donadelli: batteria)

Ascolto le parole che si inseguono nel vuoto

verso quell’ingorgo in un immenso girotondo

la sensazione soffice di un languido torpore

una crisi isterica con lampi di dolore

i sensi mi nascondono l’incedere improvviso

di un fremito contorto che s’arriccia sul mio viso

la pace del mio cuore, è un balsamo d’amore

Fluido ed ambiguo come pelle di serpente

il malessere sottile che si insinua nella mente

ti coglie di sorpresa come ombra evanescente

a volte è sadico a tratti è pure divertente

immagini rincorrono come nuvole in frammenti

sparse disorganiche esposte ai quattro venti

la pace del mio cuore, è un balsamo d’amore

danzano nel vuoto tra i venti siberiani

le fate dell’infanzia mentre intrecciano le mani

è verso l’imbrunire che si sfaldano i colori

la cenere poi cade a coprirne i fiori

suona mezzanotte che suggella il nostro patto

tendo la mia mano, e mi pare estraneo l’atto

la pace del mio cuore, è un balsamo d’amore

visioni che trascendono l’orizzonte quotidiano

suggeriscono all’istinto di eliminare ciò che è vano

si asciugano i pensieri riconducono all’essenza

ciò che resta è un senso di inguaribile speranza

la pace del mio cuore, è un balsamo d’amore

*

MIRABELLA

(Matteo: chitarra e voce; Marzio Tomada: basso; Alessandro Scolz: tastiere; Emanuel Donadelli: batteria)

Mirabella attende un segno, o una notizia

un cenno anche banale che l’attesa sia ormai finita

Sussultando ad uno sguardo, liscio e intenso,

la certezza si fa ebbrezza…è camminare, la sola via d’uscita.

Mirabella si accarezza, come un’ombra lungo il muro

sulla mano suoni e accordi per cantare il suo futuro.

Ora il tempo si è diviso, non ti ha aspettato

la calda melodia della tua vita, dal corpo ti ha strappato.

Ma un viaggio non si ferma, anche se cambia il sentiero…

non esitare nel ventre di un fosco arcobaleno.

Mirabella quello sguardo, in cui cerchi le risposte

è il riflesso dei tuoi occhi, di due mete sovrapposte.

La notizia è già arrivata, come un lieve mutamento

Mirabella non ci crede di aver perso troppo tempo

Mirabella guarda il buio del suo specchio

e narciso si presenta con l’immagine di un vecchio

Uno spirito d’amore che è venuto da lontano

ha lasciato la sua ombra e ora prende la sua mano.

Ma un viaggio non si ferma, anche se cambia il sentiero…

non esitare nel ventre di un fosco arcobaleno

*

SAVONAROLA

(Matteo: chitarra e voce; Marzio Tomada: basso; Alessandro Scolz: tastiere; Emanuel Donadelli: batteria)

La rabbia è un dono un po’ speciale

la violenza è un male necessario

il silenzio e la pazienza, vile debolezza ed incoerenza

ci illudiamo di essere speciali

arroganti stolti e assai banali

tessuto connettivo, carne da macello da sacrificare

se tutto scade nella mediocrità

se la corruzione è ormai totale

io mi sento autorizzato, a costruire pire da bruciare,

la libertà ha il suo prezzo infame che accetto di pagare

confondiamo la stupidità con la coerenza

anche il gesto e la sostanza

nel reciproco consenso, si afferma questa misera esistenza

non è la crisi di denaro

non sono i barbari alle porte

ma l’ipocrisia ed il cinismo, il velo ambiguo che ci inganna

inseguiamo il mito e la celebrità

la tua vita ha un senso, se confermata

il successo è la cornice, un ritratto degno da esibire

la cambiale con cui rendere il favore

ascolto il vento che mi chiama

la solitaria voce di chi unico mi ama

mi commuovono le sorti, delle nostre vite insulse e contorte

io canto il vuoto e il disincanto

il colpevole silenzio dei sapienti

di chi subisce inerme e poi magari se ne fa vanto

ma un brivido mi incontra e mi sorprende

mentre frusto la sabbia inutilmente

del sistema sono parte anch’io, ingranaggio inconsistente

predica impotente, solo vuota vanità

*